Anno VII n° 36
Giovedì 9 Settembre 2010, ore  
ATTUALITÀ
Attualita', Caldoro: "Dov'e' il Pdl?"
13.07.2010 11:22 di Napoli Magazine   articolo letto 282 volte
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Stefano Caldoro arriva defilato al forum sulla pubblica amministrazione, organizzato alla Mostra d’Oltremare, dove ad attenderlo ci sono Ciriaco De Mita, il nipote e vicepresidente della giunta regionale, Giuseppe, l’assessore al personale, Pasquale Sommese, e il docente universitario Antonio Palma. Il governatore appare prigioniero della sua bolla di solitudine dopo aver scagliato i suoi pesanti interrogativi, attraverso La Stampa, su chi vi sia dietro la storia del dossier organizzato contro di lui. «In questa sporca storia chi è che decide? E Sica a chi risponde?». Caldoro attende che il Pdl si faccia vivo, esprima una posizione netta sulla vicenda che lo vede vittima di una trama ordita per disarcionarlo in piena campagna elettorale. «Ma perché nessuno parla?», avrebbe confidato ai suoi più stretti collaboratori. «Dov’è il Pdl? È possibile che mi abbiano manifestato piena solidarietà tutti gli esponenti della sinistra, mentre dal mio partito, dal centrodestra, finora non è giunta una sola nota ufficiale?». L’imbarazzo si gonfia come una mongolfiera in fase di decollo. Gli attestati di solidarietà sono giunti alla spicciolata: quelli del presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro; del coordinatore vicario della Campania del Pdl, Mario Landolfi; del presidente del gruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che gli ha rinnovato «piena fiducia». E da qualche altro esponente del Popolo della Libertà. Ma nulla, assolutamente nulla dal coordinamento nazionale e da quello campano. Certo, sabato ha accolto nel suo ufficio il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino: un lungo e fitto confronto ravvicinato in cui il leader del partito ha spiegato la sua versione dei fatti. Ma se Ernesto Sica, l’assessore accusato di far parte del complotto, non si fosse dimesso, il Pdl cosa avrebbe fatto? E soprattutto — si chiede in queste ore il governatore— perché mai Sica ha convocato una conferenza stampa per venerdì prossimo? Perché vuole prendere tutto questo tempo? Cosa aspetta a dire pubblicamente come stanno le cose? Attende di concordare una strategia difensiva? Con chi? E allora ecco tornare il solito inquietante interrogativo: «Chi c’è dietro?». Quesiti che rischiano di erigere un muro di filo spinato tra Caldoro e il resto del Popolo della libertà. Lo stesso vicario, Landolfi, si è chiesto per quale motivo, negli ultimi giorni, «assistiamo ad una serie di inaugurazioni di sezioni del Nuovo Psi di Caldoro, anche nel Casertano, dove è in atto persino un forte tesseramento, mentre nel contempo i socialisti del presidente della giunta chiedono di avere alcuni coordinamenti provinciali del Pdl?». E allora cosa sta avvenendo: Caldoro pensa ad un partito del presidente da radicare sul territorio? Ieri, dopo il suo intervento alla Mostra d’Oltremare, nel corso del quale ha ribadito che «la Regione non è un grande Comune da gestire, bensì un ente di programmazione che ha bisogno di recuperare appieno funzioni e competenze», il presidente della Regione è tornato nel suo ufficio a palazzo Santa Lucia. «Credo che la migliore risposta a tutto questo ginepraio — ha sottolineato — sia il lavoro e lo sforzo per tentare di risolvere i problemi della gente». Certo, ma l’inquietante interrogativo che ha sollevato ora rischia di pesare come un macigno anche sulla sua testa. «Chi c’è dietro» il dossier preparato contro di lui? E soprattutto: chi comanda in Campania? Il senatore e presidente della Provincia di Avellino, Cosimo Sibilia, non è tenero nei confronti dei vertici campani del partito. Ma neanche con Caldoro: «Chi c’è dietro? E perché lo chiede a me? Lo chieda al presidente della giunta regionale che, sebbene sia rimasto vittima di questo presunto complotto, continua a non parlare». Marcello Taglialatela, assessore regionale all’urbanistica, punta aminimizzare: «Ma possiamo continuare a preoccuparci di una storia alla Totò come questa? Via, abbiamo tante altre cose serie di cui occuparci». Sicuramente, ma è stato il governatore a chiedersi chi sia il regista del complotto. E se neanche dopo la formalizzazione delle accuse a Cosentino ha ritenuto di raccontare la sua parte di verità, chi dovrebbe farlo al suo posto?


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